Sciamanesimo nel mondo

Sciamanesimo andino e la cultura solare delle Ande

Lo sciamanesimo andino è strettamente collegato alla spiritualità di questo popolo. I curanderos, gli sciamani, non operano mai senza prima aver ricevuto il permesso di Pachamama, la Madre Terra. In passato sulle Ande la religione era d’impronta femminile, veniva venerata la Madre di ogni cosa.

La Pachamama, chiamata anche Madre Cosmica, è colei che ha creato tutto, che unisce l’uomo alla natura e viceversa. Lo sciamanesimo andino si basa infatti sulla profonda connessione con la Terra, perché l’uomo che comprende la natura, è un uomo saggio.

Il curanderos prima di ogni rituale chiede il permesso alla Pachamama di poter operare, a lei si rivolgono le persone quando hanno bisogno di un consiglio, di una benedizione, di scacciare il malocchio.

Sciamano, sacerdote, paqo, curandero…

Tanti termini, un po’ di confusione a riguardo. Si parla spesso di sciamani andini o meglio di curanderos. Altre volte si parla di sacerdoti, altre volte ancora di paqo.

Il paqo spesso è considerato uno sciamano, ma è qualcosa di diverso in realtà. Suo è il compito di insegnare la spiritualità andina alle generazioni nuove. E’ un sacerdote, colui che onora e tramanda gli insegnamenti della Pachamama, è un guaritore.

Tradotto un in modo un po’ grossolano dall’inglese, sul sito salkawind.com ecco che l’autore scrive: “non c’è un equivalente preciso nella nostra cultura. Alcune persone lo traducono come sciamano e altre come mistico. I paqos hanno caratteristiche dell’uno e dell’altro”

I paqos hanno un po’ dello sciamano e un po’ del mistico. Come uno sciamano, il paqo ha delle capacità superiori ad altri, ma non possiede poteri e non controlla la natura. Piuttosto dalla conoscenza essenziale della natura e del cosmo (come un mistico), riesce ad operare. In poche parole quindi, parlare di sciamanesimo andino non è del tutto corretto.

Il termine curandero invece, si ritrova più e più volte nei vari libri di Mamani. Libri che vi consiglio vivamente di leggere perché personalmente mi hanno fatto scoprire una cultura che oggi amo profondamente, quella andina.

Proprio come spiega Mamani, oggi si usa il termine Paqo per indicare coloro che insegnano la spiritualità andina. E’ un saggio, un sacerdote. Prima veniva chiamato Amauta ma oggi è un termine caduto in disuso.

Esistono varie differenti visioni su questi termini e oggi, è molto difficile per noi occidentale comprenderli pienamente considerando che non facciamo parte della loro cultura e non abbiamo la possibilità di interagire davvero con loro. Perciò, tralasciando i termini che spesso perdono un po’ d’importanza, concentriamoci su quella che è la spiritualità di questo popolo.

Approfondimento: curandero delle ande, chi è e cosa fa

Come si diventa sciamano / paqo?

Sul sito mamani-inca.net vengono descritti tre metodi diversi per percorrere la strada del paqo. C’è quella di ricevere l’insegnamento da un maestro (cosa che in altre culture non è prevista), quella di ottenere la conoscenza seguendo gli insegnamento di curanderos che vivono nei villaggi di medicina e infine, l’essere scelti da fenomeni naturali, come il fulmine e la terra.

In particolar modo sul fulmine voglio soffermarmi. Come Mamani racconta ne La profezia della Curandera, la “chiamata” può arrivare da un filmine. I guaritori che sono diventati tali dopo questo avvenimento sono chiamati Alto Misayoq. La tradizione vuole che sono colpiti da tre scariche successive. La prima uccide, la seconda disintegra e la terza ricompone. Un’esperienza che lascia in fin di vita. Il corpo viene ritrovato distante dal posto dove il fulmine ha colpito e vicino c’è sempre una pietra a strisce rosse (la Queqya Mesa).

Tayta Inti e la cultura solare delle Ande

Lo sciamanesimo andino resta comunque basato su una cultura solare. La connessione con Tayta Inti, il Padre Sole, è reputata fondamentale. Ed è proprio lui che ogni giorno feconda Pachamama con i suoi raggi. Tutti gli uomini al mondo secondo gli sciamani andini sono i figli di Tayta Inti e siamo dotati dei suoi poteri.

I curanderos e tutti coloro che seguono la spiritualità andina, vedono gli uomini come emanatori di luce e di amore. Ed è l’amore il motore di tutto ciò che è vivo, così come è lui che sta alla base dell’eterna relazione tra Pachamama e Tayta Intin. L’uomo, nato da questo amore cosmico, possiede il potere di amare, di lavorare e di conoscere. Solo quando tutti e tre i poteri sono ugualmente sfruttati e sempre nel massimo rispetto, l’uomo può vivere sereno e consapevole.

I tre mondi nello sciamanesimo andino

I tre mondi sono rappresentati dalla croce andina, potete vederla nell’immagine qui a sinistra. Nella lingua locale è chiamata chakana e vuol dire “ponte di sopra”. Come potete, si tratta di una croce diversa dal solito. Oltre alle quattro braccia, possiede ulteriori livelli che si formano in orizzontale e rappresentano i tre mondi che formano l’intero universo.

Questa croce rappresenta anche un ponte verso l’alto, il ponte dell’evoluzione. La croce è anche simbolo delle quattro direzioni e dei quattro elementi. Ciò che m’interessa analizzare adesso però, è il discorso dei tre mondi nello sciamanesimo andino i quali ricorrono in molte altre tradizioni sciamaniche.

Uku Pacha: è il mondo di sotto, quello dove l’energia è latente. Il mondo della trasformazione e del rinnovamento. Il simbolo è il serpente. E’ il mondo dei morti e dei bambini mai nati.

Kay Pacha: è il nostro mondo. L’animale simbolo è il puma, il quale deve attraversare come un guerriero l’esperienza umana. Dobbiamo superare le prove con attenzione, così da gestire i cambiamenti. E’ il mondo dell’ego.

Hanaq Pacha: è il terzo mondo, quello dello spirito. E’ simboleggiato da un condor. E’ l’elevazione dall’ego, è la luce eterna. Il condor, simbolo importantissimo tra gli sciamani andini, è l’animale che permette loro di viaggiare nel mondo superiore ed entrare in contatto con gli Apus, gli spiriti della montagna. E’ il mondo delle divinità.

Rituali andini

Usanza dello sciamano che vuole richiamare a se il potere del condor, è quello di vestirsi con le sue piume o portarne uno sulle spalle. In questo modo può essere colui che veicola il potere delle montagne alle persone, aiutando chi si è rivolto a lui a guarire o allontanare le energie negative.

Un rituale degli sciamani andini molto famoso è il Despacho Kuti, può essere preparato in decine di modi diversi in base alle esigenze. E’ indispensabile la protezione della Pachamama, senza il curanderos non lavora. Lo scopo comunque, è quello di proteggere la persona dalle influenze negative, guarirlo da una malattia liberarlo da un’intrusione psichica.

Tra gli sciamani del Q’ero (non più di 400 famiglie che vivono oltre i 3000 metri di altezza, in condizioni di vita tutt’altro che facili) viene eseguito ancora oggi l’antichissimo rituale del Pago alla Tierra. I Q’ero hanno conservato le vere tradizioni della cultura Inca e sono i discendenti dei sacerdoti che si rifugiarono tra le montagne durante la conquista spagnola.

La cerimonia in questione è un’offerta alla Pachamama, per ottenere protezione. Durante il rituale vengono sempre invocati anche gli Apus. L’offerta è composta fondamentalmente da foglie di coca, pietre, conchiglie, alimenti od oggetti.

Le sacre conoscenze andine venivano trasmesse solo per via orale per evitare una trasmissione errata. Solo in caso di crisi spirituale questa poteva essere trasmessa in forma scritta. L’organizzazione che si occupa di trasmettere le conoscenze della Pachamama è la Qhapaqkuna.

Chi vi entrava iniziava un percorso spirituale. Doveva passare lunghi periodi in solitudine dove sperimentava anche sforzi fisici tali da superare i limiti. Tutto l’insegnamento serviva a temperare carattere e spirito. Oggi è una conoscenza quasi scomparsa, se non tra i pochi guardiani che si occupano di trasmettere gli insegnamenti.

Facevano parte del Qhapaqkuna quelli che noi oggi conosciamo come Inca, cioè i portatori della luce. Furono loro infatti a trasformare quello che era un piccolo impero nel più grande d’America, il Tawantinsuyo.

Due volte l’anno veniva celebrato Inti, durante la danza del sole (Raymi). Veniva acceso un fuoco e veniva custodito dalle vergini del Sole, le Taita Inti. La festa durava otto giorni. Ancora viene festeggiata dai popoli andini.

Veniva celebrata ogni anno, in dicembre, l’inizio dell’anno. Festa che veniva eseguita di nuovo ogni mese. Erano cerimonie complesse e lunghe, relative alla salute del popolo e delle coltivazioni.

L’importanza delle foglie di coca

Quando si parla di sciamanesimo andino è inevitabile discutere anche delle foglie di coca. Non sono solo utilizzate nei rituali, per gli andini sono anche medicina e alimento. Pensate che vengono usate per oltre sessantadue problemi diversi di salute. Ma soprattutto, cosa importantissima, contrastano l’ipoglicemia e sono importantissime per aiutare l’organismo ad adattarsi all’altitudine.

Sciamanesimo andino e piante sacre

Le foglie di coca non sono le uniche ad essere considerate sacre. I curanderos del Perù hanno uno stretto legame con tutte le piante, le quali vengono utilizzate per curare. Specialmente quelli della Foresta Amazzonica (sciamani perciò non solo peruviani ma anche messicani, ecuadoriani etc) fanno uso dell’Ayahuasca. Oggi si sente parlare davvero tanto di lei e presto, realizzerò un articolo specifico sull’argomento. E’ infatti considerata la pianta maestro. Facciamo attenzione però perché questo termine è usato sia per indicare la liana, sia la bevanda.

Il vero sciamano, quello che non opera per denaro ma per vocazione, utilizza queste piante per aiutare la persona a tornare in salute. Si tratta di processi spesso molto lunghi perché le piante di potere non agiscono all’istante. Devono essere assunte gradualmente nel tempo ed essere accompagnate da una serie di procedure.

Il curandero entra in contatto con lo spirito della pianta. È lui che gli insegna. In alcune parti del Perù vengono utilizzate le piante psicoattive, in altre no. Così come uno sciamano non sempre utilizzerà piante come l’Ayahuasca, anzi, lo farà raramente e solo quando davvero necessario.

Pachamama

La Pachamama è la Madre Terra, venerata in passato e ancora oggi dai popoli andini che seguono la cultura e religione Inca. Il significato letterale è “madre universo”. Il corpo è la terra e lei è la Dea che da la vita, che nutre e rende tutto fertile. Allo stesso tempo però, come accade nelle culture precristiane, è una divinità che può manifestarsi spietata.

Onorarla significa onorare tutti gli esseri viventi e la natura nella sua interezza. Quella andina è si una cultura che si basa sul rispetto di tutto e tutti.

Mentre i rituali dedicati a Tayta Inti sono riservati a un ristretto numero di individui, quelli rivolti alla Pachamama sono per tutti, per il popolo che vive in stretta simbiosi con la terra che venerano giornalmente con vari rituali.

Divinità e religione

  • Wiraqucha: divinità suprema, creatrice di tutto ciò che esiste. Plasmò i primi uomini nell’argilla. Veniva raffigurato come un bambino.
  • Inti e Mama Quilla: figli di Wiraqucha, fratelli ma anche sposi. Generarono Mama Ocllo e il primo Inca.
  • Pachakamaq: figlio di Inti, creatore dell’Universo. Dio del cielo e della luna. Si occupava della fecondità della terra e la crescita degli uomini. Per lui venivano fatti sacrifici umani.
  • Pachamama: sposa di Pachakamaq, Madre Terra.
  • Apus: gli dei delle montagne
  • Mama Coca: della della salute
  • Coniraya: divinità lunare
  • Apocatequil: il dio del fulmine
  • Catequil: il dio dei tuoni
  • Chasca: dea dell’alba, protettrice delle vergini
  • Cavillaca: madre di Coniraya e dea vergine che mangiava frutta
  • Ekkeko: dio della buona salute
  • Kon: dio della pioggia e del vento del sud
  • Pariacaca: dio delle acque secondo la mitologia pre-inca
  • Mama Cocha: la Madre Mare
  • Supay: dio della morte
  • Mama Quilla: la Madre Luna
  • Chasca Coyllur: la dea dei fiori
  • Mama Allpa: dea della fertilità
  • Mama Zara: dea del grano
  • Apu Illapu: dio dei temporali e della pioggia

Il sacerdote più importante era il Willaq Uma, colui che poteva indottrinare nuovi sacerdoti. Loro potevano essere guaritori ma anche stregoni che effettuavano divinazione per altre persone. Le donne invece potevano diventare Mamaconas, cioè le vergini del dio Sole, votate al dio Inti con giuramento di castità.

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